La produzione dell'olio nel Frantoio
Il frantoio della Grancia delle Serre, databile ai primi decenni del XX secolo, è una testimonianza dell’antica tradizione olearia toscana. Le operazioni erano guidate da un esperto, chiamato “oliandolo”, responsabile della lavorazione delle olive per ottenere un olio di qualità eccellente.
Una volta raccolte, le olive venivano portate al frantoio per essere sottoposte a frangimento e molitura. Il processo avveniva in un frantoio a due macelli, macine in pietra che ruotavano verticalmente su una pila (o vasca) rialzata, dove le olive cadevano attraverso una tramoggia posizionata in alto. Le macine erano azionate da un albero verticale, collegato tramite cinghie a un motore meccanico. La velocità delle macine, compresa tra 4 e 12 giri al minuto, veniva attentamente regolata: un movimento eccessivo avrebbe riscaldato la pasta, compromettendo così la qualità dell’olio.
La pasta risultante dalla macinatura veniva raccolta in un carrello e preparata per la spremitura. A questo punto, intervenivano i torchi idraulici, macchinari robusti interamente in metallo che, attraverso una pompa idraulica, trasmettevano pressione al pistone posto sotto il piatto del torchio. La compressione era lenta e graduale per permettere all’olio di separarsi completamente dalla pasta. La pressione massima raggiunta poteva arrivare fino a 300 atmosfere, equivalente a 120-150 mila chilogrammi. La prima spremitura produceva un olio vergine, considerato di qualità superiore; successivamente, veniva effettuata una seconda spremitura con l’aggiunta di acqua calda per estrarre il restante olio, di qualità inferiore, chiamato olio di sansa.
Dopo la spremitura, la pasta delle olive veniva sistemata nei fiscòli, ceste flessibili composte da filamenti vegetali. I fiscòli venivano impilati uno sopra l’altro sotto il torchio, separati da dischi di metallo che ne facilitavano la compressione. A questo punto, il liquido ottenuto – un miscuglio di olio e acqua di vegetazione – passava al chiaritoio, un ambiente dedicato alla chiarificazione dell’olio.
Nel chiaritoio, l’olio veniva versato in conche di terracotta asciutte e pulite, dove riposava per circa un giorno. Durante questo tempo, i residui solidi si depositavano sul fondo, permettendo all’olio limpido di emergere in superficie e di essere recuperato. Spesso, al centro del chiaritoio era presente un guadagnolo, un recipiente in terracotta utilizzato per raccogliere ulteriori quantità d’olio rimaste in sospensione.
Questi processi, pur tradizionali, erano il risultato di secoli di perfezionamento e rappresentavano un momento fondamentale nella produzione olearia toscana. Nonostante l’introduzione delle prime innovazioni meccaniche nel Novecento, il metodo tradizionale mantenne un ruolo centrale per molto tempo, soprattutto nelle zone rurali.

